Sempre nuova centralità vanno acquisendo oggi le attività non di routine, quelle che chiedono una certa intraprendenza mentale, che si basano sulle facoltà cosiddette creative.
Del tutto logico e normale, nel momento in cui l’IA si affaccia prepotente sulla scena quale insidioso antagonista rapido e infallibile, che l’umano alzi il tiro e si concentri su quelle che appaiono essere le sue doti peculiari, quelle che lo fanno primeggiare sul resto del mondo animale cui pur sempre appartiene e che spera gli possano garantire il primato anche sul mondo dell’artificio e della macchina . Quindi se l’avvento di una forma di logica e di memoria artificiale, una sorta di giovane e pericoloso intelligentino onniscente potrebbe aver già vinto sul terreno della razionalità, vediamo come si mette sul piano dell’intuito, dell’emozionale, dell’imprevedibile, del pensiero trasversale ed emergente. Vediamo cosa succede a procedere con scarti improvvisi e con mosse del cavallo.
Sappiamo benissimo – infatti – di essere tutt’altro che impeccabili nelle nostre facoltà logiche come gli avvenimenti che segnano la temperie attuale dimostrano oltre ogni ragionevole dubbio. Ma già i filosofi greci avevano capito che se si vuol uscire dalla dimensione meramente tecnico-applicativa, se ci si vuol emancipare dai meccanismi ferrei della realtà, se si vuol partecipare di quella peculiare prerogativa divina che è la creazione, non è la ragione che può aiutare l’uomo (la ragione è fatta di regole, e le regole non creano). La creazione è atto divino e alla dimensione divina l’uomo può attingere – tal volta – per il tramite della follia: spontanea, come avviene per il folle vero, o indotta come per il mistico, la sibilla o lo sciamano.
Ecco quindi che si apre lo scenario del futuro per l’uomo, ecco che si presenta ai nostri occhi il paesaggio di una nuova savana in cui avventurarsi per i prossimi passi evolutivi, sperando di averne il tempo.
Non intendo con queste mie riflessioni sostenere che poiché sta arrivando la macchina dalla logica totale a noi illogici non resta che contrapporre un cieco dar di matto. Intendo tracciare un’ipotesi secondo la quale dovremmo guardare con più attenzione, conoscere più a fondo e mettere a frutto quella parte della nostra mente (ineffabile, ingiustificata, magari un po’ nevrotica e sorprendente, ma così tipicamente nostra) che ancora per un po’ continuerà ad essere prerogativa esclusiva della specie, almeno fin quando sofisticati sistemi di intelligenza artificiale non riusciranno ad emulare e superare – oltre alle nostre povere qualità logiche – anche i nostri tic, le manie, i difetti, gli scoramenti, gli errori.
Ma a quel punto anche le macchine – proprio come noi – si saranno fregate, con tanti saluti al potere del Grande Fratello. Allora si che potremo assistere ad un confronto alla pari tra specie diverse!
Sarà interessante. Una simile condizione non si presentava da quasi mezzo milione di anni: quando tra foreste, savane e deserti ci aggiravano circospetti in giro per il mondo con altre tre o quattro specie più o meno sapienti del genere Homo facendo la guerra o, più probabilmente, l’amore a giudicare dalle ibridazioni del nostro attuale patrimonio genetico.
Benvenuti nel futuro della specie e … pronti ad ibridarvi con una bella macchinina, un prestante macchinone o un interessante cyborg LGBT!